
In virtù della Legge n. 281, art. 11 del 16/5/1970 e dei D.P.R. n. 11 del
1972 e n. 616 del 1977, il Demanio Forestale dello
Stato, compreso nell’Azienda di Stato per le foreste Demaniali, era stato
trasferito alla Regione dell’Umbria con D.M. 23/12/1978 e 29/12/1979, assumendo
le caratteristiche di patrimonio agro-forestale regionale. Successivamente, con
propria Legge n. 23 del 14/5/1979 e con atti n. 4242 del 25/7/1979 e n. 3676 del
3/6/1980, la Regione dell'Umbria provvedeva a dare ingestione a questa Comunità
Montana il patrimonio ricadente nel comprensorio di sua competenza, denominato "complesso demaniale di Pietralunga e Bocca Serriola",
della superficie complessiva di ettari 8.792. Venivano trasferiti anche i
terreni dell’Ex Opera Pia Regina Margherita, ubicati nei comuni di Città di
Castello, Monte S. Maria Tiberina e Citerna, della
superficie complessiva di ettari 441 e dell’Azienda Caicocci in comune di Umbertide, della superficie di circa 188
ettari.
Il patrimonio regionale rappresenta una porzione significativa della realtà montana altotiberina.
è costituito da circa 2.200 ettari di seminativi e pascoli e per il resto da boschi naturali e da impianti di rimboschimento per lo più già affermati
e con prevalente vocazione d’alto fusto.
Fanno parte del patrimonio regionale un numero significativo di fabbricati, precisamente n. 173, di cui 128 da
considerare ruderi o comunque fatiscenti. Gli altri 46 si trovano in condizioni soddisfacenti, ristrutturati o da completare.
La gestione del patrimonio agro-forestale regionale, si è realizzata in questi anni secondo due diverse fasi, ciascuna caratterizzata da differenti obiettivi.
L’obiettivo fondamentale dell'Ente è stato quello di poter mantenere, quanto più possibile, la presenza di
nuclei familiari nelle aree montane del comprensorio.
Nel territorio demaniale di competenza, la Comunità Montana, fin dal primo anno di gestione, ha proseguito negli
interventi avviati dall’ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, con tutte le risorse disponibili messe a disposizione dalle leggi in
materia di forestazione, bonifica, agricoltura, zootecnia, faunistica e agriturismo.
I lavori realizzati nel corso degli anni hanno
determinato un continuo flusso di risorse finalizzate al recupero di situazioni degradate sia sotto l’aspetto forestale sia sotto quello
strutturale degli immobili, evidenziando una precisa scelta volta alla valorizzazione dell’intero complesso demaniale.
Questa prima fase ha permesso il conseguimento dei seguenti obiettivi:
Salvaguardia e recupero
L’opera perseguita in questi anni di gestione si configura non soltanto come azione di recupero e miglioramento del
patrimonio agro-forestale regionale ma anche come salvaguardia dello stesso sul piano ambientale e naturalistico. Infatti le opere di miglioramento hanno reso
possibile il mantenimento di nuclei familiari in zone marginali, poste in posizione svantaggiata rispetto alla valle,interessate da un
costante spopolamento a causa di moltissimi disagi di natura diversa, facilmente immaginabili, e dalla mancanza di sufficienti opportunità di reddito.
Preservazione e presidio
Con l’abbandono del territorio ha avuto origine il degrado della montagna e con esso tutti gli altri fenomeni
conseguenti di dissesto ambientale. Da questo punto di vista il territorio demaniale, contrariamente ad altre zone di montagna confinanti con esso, si
presenta ben conservato, grazie alla presenza degli agricoltori, resa possibile dai continui aiuti e sostegni dell’Ente, attraverso la
realizzazione di opere di recupero finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei residenti.
Utilizzazione economica
La presenza delle famiglie di coltivatori ha consentito importanti risultati, non solo dal punto di vista del
presidio del territorio, che ha significato controllo, manutenzione e
preservazione del medesimo, ma anche dal punto di vista della utilizzazione dei beni regionali in senso economico e produttivo.
Capitalizzazione delle risorse
La ristrutturazione delle case, la realizzazione o ripristino delle strutture, il miglioramento della viabilità, dei
terreni agricoli dei boschi ecc.. sono stati i maggiori interventi fatti nel corso di questi anni di gestione per il recupero immobiliare
della proprietà regionale. Questo aspetto assume forse uno dei principali significati dal punto di vista finanziario, poiché le risorse investite in questi annisono ampiamente recuperate dall’accresciuto
valore immobiliare della proprietà regionale attraverso il recupero e la gestione. Si può ritenere infatti che, se il patrimonio
agro-forestale regionale si trova oggi in buone condizioni, ciò è dovuto alla efficacia della gestione condotta in questi anni dalla Regione e
dalla Comunità Montana, avendo compreso l’assoluta necessità di impedire che i nuclei familiari abbandonassero la proprietà regionale, perché
altrimenti ogni intervento successivo, volto a ripopolare il territorio, sarebbe risultato sicuramente vano.
Possiamo affermare che l’obiettivo fondamentale di questa prima fase, cioè il mantenimento, quanto più possibile, della presenza umana
all’interno del patrimonio regionale, quale condizione indispensabile per ogni politica di investimento e sviluppo,sia stato
raggiunto. I dati oggettivi in merito ne danno ampia dimostrazione. In questo ha avuto un ruolo fondamentale la
concessione in uso dei beni sia alle famiglie di coltivatori che ad altri nuclei familiari non legati all’attività agricola,avendo
costituito una sorta di vincolo tra l’Ente e i concessionari, nel quale ciascun soggetto ha avuto l’opportunità di svolgere il proprio ruolo
efficacemente.
Tra le diverse tipologie di concessioni in uso di beni appartenenti al patrimonio agro-forestale regionale assumono
particolare importanza quelle relative alle unità poderali (ex colonie) insieme a quelle riferite ad appezzamenti di terreno significativi con
o senza fabbricati, concesse a coltivatori diretti od imprenditori agricoli a titolo principale, per finalità agro-zootecniche.
Dette concessioni erano disciplinate secondo i criteri dettati dalla Legge n. 203/82 “Norme sui contratti agrari”.
Le nuove normative in materia di concessioni
hanno superato completamente l’impostazione della Legge 203/82 in particolare per quanto si riferisce alla determinazione del valore del
canone annuo, in quanto individuano il mercato come unico valore di riferimento da seguire. Anche la Regione dell’Umbria ha ripreso e dunque
confermato tale principio con proprio atto legislativo n. 14/97,“Norme sull’amministrazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare
regionale delle aziende sanitarie locali”. Alla luce delle novità e dei nuovi indirizzi per
la definizione della nuova disciplina, si è posto innanzitutto il problema della salvaguardia delle situazioni concessorie esistenti. Gli obiettivi fondamentali di questo lavoro
possono essere sinteticamente elencati così:
L’applicazione dei nuovi criteri ha determinato un incremento della somma complessiva introitata dalla riscossione dei
canoni delle concessioni agricole pari a circa 15.730,77 euro;in termini percentuali l’incremento è stato pari al 46% circa, così risultante:
Oltre a quelle relative alle aziende agricole, esistono altre tipologie di concessioni che possono essere così
sinteticamente riassunte: